Mensasofía

Un pensiero sulla mensa come rituale, che penso non venga tenuta abbastanza in considerazione.

Per chi non era abituato a mangiare in mensa, la cosa che colpisce di più, all’inizio, è mangiare allo stesso tavolo con tante persone, che di solito si conoscono poco o per niente. Questo all’inizio mi metteva piuttosto in soggezione. I tempi dei pasti in un’atmosfera casalinga e relativamente tranquilla sono finiti. Benvenuti invece ai pasti frettolosi, su scomode sedie di plastica, in mezzo a visi sconosciuti in un’atmosfera caotica. Ma questo non è l’unico modo di vedere le cose. Lasciate che vi illustri i quattro tipi di approccio ai pasti che io uso solitamente, e che ogni giorno imparo ad  apprezzare di più.

1) da soli in compagnia: quando si è di malumore, stanchi, o molto presi dai propri pensieri, senza energie per chiacchierare ma comunque vogliosi di compagnia, la mensa offre la possibilità di mangiare ad un tavolo con gli altri, ma senza parlare. Nessuno si stupirà se qualcuno quella volta non ha voglia di chiacchierare. In questo modo si può consumare il proprio pasto in silenzio, ma ascoltando le chiacchiere degli altri, godendo della loro compagnia e dei loro sorrisi. Ottimo anche per chi è di umore melanconico e vuole tirarsi su il morale.

2) da soli da soli: opzione che dipende dalle condizioni climatiche: si tratta infatti di mangiare da soli sul balcone di Fore, con vista castello e mare, o sulla scala esterna, con vista solo mare. Se fa troppo freddo potrebbe essere un’esperienza estremamente spiacevole, e se fa un po’ troppo caldo tanti altri avranno la stessa idea, e addio stare da soli. Un ulteriore vantaggio è che il mare si adatta particolarmente all’umore di solito meditabondo di chi cerca di avere questo tipo di pasto. Un’idea è di accompagnare quest’esperienza ascoltando musica o podcast.

3) buon amico parliamo: per questo tipo di pasto, i requisiti sono due: avere voglia di una conversazione profonda, e avere con sé a mensa un amico che ha pure voglia di una conversazione profonda. Allora si scappa lontani dagli altri, in un nascondiglio dove si possa conversare tranquillamente, che di solito è sul balcone, sulla scala esterna, o anche in fondo a mensa extension o su in music labs. Quando si ha molto da fare, questo tipo di pasto è anche un buon modo – se non l’unico – per non perdere di vista i propri amici. Un’alternativa da realizzare con le stesse premesse è un calmo pasto senza troppe chiacchiere ascoltando insieme musica, un’altra bellissima esperienza. Funziona, ovviamente, anche per gruppi un poco più numerosi.

4) conosciamo nuova gente: solo per gli avventurieri più temerari: sedersi ad un tavolo con gente che non si conosce bene, e… Buttarsi. Nella mia esperienza, a volte ne è venuto fuori solo un po’ di small-talk imbarazzato, morto dopo poche frasi, altre delle piacevoli e interessantissime conversazioni che sicuramente mi hanno arricchito, e un paio di volte conversazioni culminate nella decisione di bere un tè o fare una passeggiata insieme, nei giorni seguenti, dalle quali ho guadagnato delle bellissime amicizie. Alcune volte, in questo modo, sono nati addirittura nuovi progetti o collaborazioni. Consiglio questo tipo di pasto soprattutto all’inizio dell’anno, visto che è anche un ottimo modo per parlare con persone che intrigano ma che altrimenti non si saprebbe come attaccarci bottone.

Non è ai livelli della lanterninosofia, ma penso di comunque meritarmi il titolo.

N.

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