Fuoco e Ghiaccio

Mi hanno preso. Quando me lo hanno detto? Un mese fa? Tre settimane, o giù di lì. E ancora non ci riesco a credere davvero.

I primi giorni dopo la notizia mi sorprendevo a pensare cose come: se mi prendessero, farei… oppure: visto non mi prenderanno andrò in Polonia, e come prima cosa…

No, genio, no. Ti hanno preso. Non ti sto prendendo in giro.

Cioè, in verità sì.

Il fatto è che, ufficialmente, non sono ancora stata ammessa: come mi ha rivelato la tanto attesa email il 21 febbraio, risulto ammissibile e sono tra i primi quaranta (quest’anno sono solo questi i posti disponibili agli italiani). Ma insomma, questo vuol dire che mi prenderanno, no?

Mio papà continua a ripetere: “al 99% ti hanno presa, ma non è sicuro. Non dire agli altri che ti hanno presa. Se poi non ti prendono, come lo spiegherai? Per evitare equivoci, è corretto invece dire come stanno esattamente le cose, e cioè che…”.

Uffa, papà, lo so che per adesso sono semplicemente “ammissibile”… Ma ho bisogno di esagerare un po’ per rendermi conto di ciò che è successo. Se dico: “ammissibile”, dentro di me c’è solo il gelo dell’attesa, il fedele compagno che durante gli ultimi mesi non mi ha mai lasciato. Se però dico “presa”, sotto la lastra di ghiaccio un fuocherello inizia ad agitarsi…

Gli eventi del mondo non si mettono in fila come gli inglesi. Si accalcano caotici come gli italiani.

– Carlo Rovelli

N.

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